Lo stadio di Reggio, ecco come si fa

Privati e tifosi (che nel '95 sottoscrissero abbonamenti pluriennali) finanziarono la realizzazione dell'impianto.

Lo stadio di Reggio, ecco come si fa

Uno 0-0 figlio di una salvezza già ipotecata. Disputato a maggio, è l’unico precedente tra Sassuolo e Palermo al MAPEI Stadium. Nome altisonante ,di matrice internazionale: uno specchietto per le allodole. E’ un impianto venuto alla luce nel 1995, su iniziativa di Franco Dal Cin, amministratore delegato della Reggiana. La formula per la sua realizzazione precorre i tempi: roba da terra d’Albione. Più di 1.000 tifosi granata sottoscrivono abbonamenti pluriennali: si superano gli attuali 10 milioni di euro. Con il contributo dei privati e soprattutto della “GIGLIO”, il progetto rivoluzionario diviene realtà.

Non solo: proprio l’azienda di Reggio Emilia inaugura la formula attuale del “naming rights”: nasce “Il GIGLIO”.

Niente arabi, russi, israeliani o promesse sbandierate e mai mantenute: solo i fatti. Ma attenzione: non è uno stadio concepito per generare profitti al di fuori dell’evento sportivo. Non garantisce competitività a lungo termine, come ad esempio a Torino o Monaco. Dal Cin ci avrà anche visto giusto, ma non aveva la sfera di cristallo. Nel 2005 la Reggiana fallisce: oggi è in Lega Pro. La recente ascesa del Sassuolo ha spinto le due società a condividere l’impianto, nel frattempo prima messo all’asta, poi rinominato, affittato al club neroverde e infine rinominato ancora. Ecco il “MAPEI Stadium – Città del Tricolore”. Quattro gradinate poste una di fronte all’altra: nulla di più. Io preferisco tenermi stretto il mio Stadio “Renzo Barbera”.

L'autore cura la pagina Facebook "US Città di Palermo History".