La regola del mai, lezione da imparare

Si arriva allo sprint in condizioni mai registrate in tutto il campionato. E un monito: mai più così disorganizzati.

La regola del mai, lezione da imparare

Questa è la stagione dei mai, perché prima d'ora il Palermo mai aveva messo in fila quattro risultati utili; mai aveva segnato due gol a partita per tre partite consecutive; mai aveva mantenuto la porta inviolata per 180 minuti.

La lista dei mai si arricchisce giorno dopo giorno e ci mostra quel che sarebbe stato in condizioni normali.

Già, la normalità: quell'equilibrio che permette di affrontare ogni sfida senza altri ostacoli fuorché gli avversari.

Ma è la stagione dei mai e la normalità non ha mai trovato posto nella dirigenza, né dentro lo spogliatoio, né sugli spalti del Barbera. Tutto esaurito, occupato dal caos delle scelte opinabili del presidente, dalle liti interne, dalle prestazioni basse per tecnica, tattica e motivazione.

È la stagione dei mai perché mai prima d'ora i senatori hanno inciso così profondamente sui risultati; mai come oggi la fiducia è riposta in quei professionisti accolti a Palermo dallo scetticismo, se non dai fischi, come Gilardino, Cionek, Ballardini; perché mai un'esternazione di Zamparini è stata utile come il chi va là sugli arbitraggi delle ultime giornate.

È la stagione dei mai perché, dopo le prime due vittorie, mai e poi mai avremmo immaginato di dover lottare per la salvezza all'ultima giornata.

Eppure siamo in attesa che arrivi quest'altra domenica di campionato per riempire un Barbera che mai è stato riempito quest'anno, per tifare come mai abbiamo tifato quest'anno.

E per lanciare un messaggio forte e chiaro alla dirigenza attuale e a quelle future: che la stagione dei mai non si ripeta mai più.