L'urlo di Vazquez: ora ci penso io
Il Palermo cerca l'eroe salvezza. El Mudo vuole la consacrazione per uscire di scena tra gli applausi.
Cercasi eroe. Cercasi giocatore che metta faccia, piedi, firma e timbro sulla salvezza. Serve qualcosa di straordinario. Lui sa benissimo di essere il candidato atteso dal popolo, un ruolo che non gli calza proprio a pennello. Perché se è vero (come è vero) che è giocatore di altra categoria rispetto ai compagni, è pur vero che è uno a cui piace stare nell'ombra, defilato, in silenzio. Però, c'è un momento in cui bisogna mettersi in gioco, dimostrare che si è presenti e che si hanno le spalle larghe: è questo il momento, non ci saranno altre occasioni, altri esami di riparazione.
Franco Vazquez, a cui il soprannone di “Mudo” calza alla perfezione, ha voluto lanciare, qualche giorno fa, la sfida a se stesso: non voglio andar via da perdente, non voglio retrocedere. Ha praticamente detto: qui devo pensarci io. Potrebbe sembrare un frase banale, la classifica uscita ad effetto per caricare l'ambiente. Niente di tutto ciò: Vazquez vuole caricare se stesso, vuole alzare l'asticella del rischio, chiamare l'attenzione prima di scendere nell'arena, vuole misurarsi con i propri limiti. Vuole tutti gli occhi puntati addosso, come il trapezista che sta cominciando il suo numero rischioso al circo. Vuol fare vedere che bastano due partite, quelle giuste, quelle della vita, per dimostrare a tutti (prima di lasciare Palermo) che non si sono sbagliati: può portare in salvo il Palermo, può cambiare il destino.
Il Mudo è pronto. Gli piacerebbe (e qui viene fuori l'essenza del grande protagonista) uscire di scena salutato da una standing ovation: per i grandi attori è come una droga, non possono farne a meno.
Foto di Pasquale Ponente.
Redazione