Delio Rossi: Il mio Palermo aveva dei valori

Intervista all'ex allenatore del Palermo, che ripercorre alcuni momenti della sua permanenza sulla panchina rosanero

Delio Rossi: Il mio Palermo aveva dei valori

 

Una della pagine più belle nella storia recente del Palermo è sicuramente la finale di Coppa Italia del maggio del 2011. Roma colorata di rosanero rimarrà l’icona di quell’entusiasmo ormai perduto che richiamò nella Capitale oltre 40.000 tifosi del Palermo. Uno dei protagonisti assoluti di quel sogno, dall’epilogo amaro, fu Delio Rossi. Il suo addio fra le lacrime scandisce la fine di un’epoca  e l’inizio di un declino tecnico della Società di viale del Fante.
Dopo un’ inizio idilliaco, il rapporto fra Delio Rossi e il Presidente Zamparini fu costellato da incomprensioni e da ripicche mai svelate, per poi sfociare inevitabilmente in un doloroso addio.
Statistiche alla mano, Delio Rossi non è solo uno dei  tanti tecnici transitati a Palermo, è sicuramente l’allenatore più vincente del Palermo e uno dei pochi ad essere rimasto saldamente nei cuore dei tifosi rosanero.

 

23 novembre 2009 Zamparini la chiama a guidare il Palermo. In poco tempo inizia una scalata vincente e a fine stagione il Palermo sfiorando una qualificazione in Champions League si piazza al 5° posto.


Ricordo che mi chiamò il Presidente per sostituire Zenga. Conoscevo già il Direttore Sportivo, Walter Sabatini, con il quale avevamo lavorato insieme alla Lazio e quindi presumo che dietro ci fosse anche il suo consiglio. Era una realtà che non conoscevo perché non ero mai stato nelle isole. Ho accettato volentieri perché sapevo cosa aveva in testa il Direttore, considerato anche che  la squadra aveva dei valori che magari non riusciva ad esprimere. Conoscevo già Liverani perché lo avevo avuto alla Lazio e gli altri li conoscevo perché li conosco tutti i giocatori. Sono stato accettato subito volentieri sia dall’ambiente che dai giocatori. Ho conosciuto una realtà che non conoscevo, e che mi ha fatto piacere conoscere, una realtà che tuttora sento e perché  ho ancora degli amici a Palermo”.

 

Ricorda le sensazioni che provava nel guidare una squadra che entusiasmava un’intera città e che perse immeritatamente la qualificazione in Champions League?


Quella squadra aveva dei valori e meritava la qualificazione, ma ci fu alla fine un risultato molto sorprendente, la Sampdoria andò a vincere a Roma contro la Roma che stava lottando per lo scudetto e noi ci trovammo allo spareggio con la Samp. Durante la gara si infortunò Miccoli al ginocchio, in quella partita ci giocammo tutto e dispiace per come poi andò a finire.

 

L’anno successivo, 8 posto e finale di coppa Italia, ma durante la stagione qualcosa nel rapporto con il Presidente s’incrina e il 1º giugno 2011 lei lascia il Palermo risolvendo consensualmente il contratto.


Non ho risolto il contratto, non avevo il contratto per l’anno dopo. Nel frangente ci fu la partita di Europa League con il Maribor che vincemmo in casa 3-0,  poi andammo a giocare lì e prendemmo subito  due gol, alla fine perdemmo 3 a 2, non giocammo bene, ma venivamo da una vittoria larga. Il Presidente non fu molto contento della prestazione e penso si mise di mezzo Sabatini che diceva che l’importante era la qualificazione. Ritengo che da qui siano iniziati gli attriti tra Walter ed il Presidente che molto probabilmente non era contento di quella gestione e manifestò il suo pensiero nella maniera come fa lui.  

 

Un altro problema fu un mercato di gennaio non all’altezza delle aspettative.


Il problema è che noi eravamo su due competizioni ed era la prima volta che le facevamo, per farle devi avere un rosa adeguata sennò c’è il rischio che giocando ogni 3 giorni magari non si mantiene lo stesso livello di gioco, però non fu quello il problema, nel deterioramento del mio rapporto con Zamparini, penso che abbia inciso parecchio il fatto che Walter se ne sia andato. Walter faceva molto da cuscinetto tra noi due, sia io che il Presidente abbiamo due caratteri forti.

 

A Palermo, Lei ha allenato giocatori di elevate qualità tecniche e giovani talenti.
Un target qualitativo che si è notevolmente abbassato in questi ultimi anni benché, da sempre, il Presidente professa di essere un grande intenditore di calcio. Cosa è cambiato, secondo lei?

 

Penso che il problema più grosso non sia stato la mancanza di talenti, anche se è chiaro che non è facile trovare un Pastore, un Cavani, credo che il problema sia stato perdere lo zoccolo duro di giocatori che, secondo me, ti permettono di inserire sempre questi giovani talenti e anche di aspettarli. Ricordo che prima di mettere dentro Pastore ed Hernandez, passò un po’ di tempo, ma io avevo dei giocatori che alzavano il metro, soprattutto avevo coloro che facevano capire ai nuovi arrivati cosa voleva dire giocare nel PALERMO e parlo di Migliaccio, Cassani, di Balzaretti, di Liverani, di Bovo, per me erano loro la vera forza della squadra che permetteva l’anno dopo di vendere anche i giocatori più talentuosi e di prendere magari qualche scommessa , secondo me nel momento stesso in cui tu hai perso lo zoccolo duro ci hai perso anche un pò l’identità di questa squadra. Per quel che riguarda il Palermo attuale, non so se esiste uno zoccolo duro,  adesso non ci sto più e non alleno questi giocatori, posso parlare del mio periodo e a me il meglio me lo dava Migliaccio, me lo dava Nocerino. Con questi qui, si aveva la possibilità, se le cose non andavano bene, di  chiamarli  e siccome erano ragazzi veramente responsabili subito si rimettevano in riga”.

 

Se ripensa alla sua esperienza palermitana, quale è la prima immagine che le viene in mente?
Ha qualche rimpianto?


L’ immagine che subito mi viene in mente è questa marea rosa all’Olimpico, penso che sia stata una cosa che mi porterò sempre dentro,  perché trasferire una città all’ Olimpico, soprattutto questa macchia di colore rosa, questa passione infinita così lontano da casa, è una cosa che mi porterò per sempre dentro. Il rammarico è proprio: quella finale, perché arrivammo con molti infortunati, non potevamo giocarcela al massimo livello, fermo restando che giocammo anche discretamente ma pagando degli errori anche abbastanza alti”.