Nel Corriere dello Sport oggi in edicola c’è un ritratto inaspettato di Roberto De Zerbi. Prende in esame la sua storia in rossonero, prima nelle giovanili, dai dodici ai diciannove anni, accompagnato dai lusinghieri giudizi dei tecnici che nel frattempo si succedevano a Milanello, nomi altisonanti come Tabarez, Sacchi, Capello, Zaccheroni e Tassotti. Tutti dicevano: «Diventerà un campione». E invece il passaggio al calcio che conta e alcuni infortuni non gli hanno permesso la completa affermazione in rossonero.
Però ha avuto l'opportunità di giocare con Baggio, Baresi, Maldini, Weah, Boban, Donadoni, Leonardo...
Poi un decennio e più di peregrinazioni con alterne fortune in squadre piccole e grandi, dove però è riuscito a mettere in luce le sue notevoli capacità tecniche e di visione di gioco e per questo si è guadagnato il soprannome di 'Luce'.
In una delle sue tappe approdò al Brescia, la squadra della sua città di nascita, che ama e non ha mai fatto mistero:«Il Brescia è la mia malattia e non penso di guarirne», ha dichiarato. Allora volle la maglia numero 79, anno di nascita della Vecchia Guardia, il suo gruppo ultrà.
E' tutto un passato che gli tornerà alla mente, domenica, quando si troverà a giocare contro il Milan, la squadra dove è cresciuto e per la quale ha fatto tanti da ragazzo sacrifici, ma dove ha trovato anche delusioni.