CrediAmoci - Dirige il Maestro Pippo Inzaghi

CrediAmoci - Dirige il Maestro Pippo Inzaghi

di Roberto Aiello

C'è una canzone del Festival di Sanremo che parla di miracoli improbabili. “Uno su mille”, cantava Morandi: una possibilità minuscola, quasi impossibile da immaginare, eppure il calcio vive di queste insolenti eccezioni: trasformare una squadra ferita, confusa, senza volto, in una creatura feroce capace di vincere otto volte di fila tra le mura della Favorita.

A Palermo le storie non iniziano mai piano: Palermo è teatro, luce che abbaglia e ombra che giudica. Una città che ama visceralmente e dimentica con difficoltà. Il tifoso palermitano vive di scosse improvvise, sperimentando tutte le “Emozioni” di Battisti: attesa, gioia, rabbia, delusione e crollo.

Con Corini prima e Dionisi poi, il Palermo sembrava intrappolato in un ritornello malinconico, una canzone che promette l’esplosione ma si spegne sul più bello.

Eppure con il "genio" l'inizio era stato incoraggiante: sesto posto e playoff sfiorati. Un percorso rispettabile, ma Palermo non è città da sufficienze. Poi arrivò Dionisi, il tecnico moderno dalle idee nuove e l’aria di svolta. E invece finì con un misero nono posto, quattordici punti in meno e l'amarezza di ciò che poteva essere ma non è stato.

Il tutto si può riassumere con un'altra canzone Sanremese: “Soldi, soldi, soldi” di Mahmood: investimenti, attese, l'energia di una piazza intera, eppure la classifica restava vuota come una piazza dopo il concerto. Poi, arriva il 17 giugno 2025: Filippo Inzaghi arriva a Palermo come arrivano gli uomini che hanno già conosciuto la gloria e non ne sono sazi. Avrebbe potuto restare dov’era, raccogliendo i frutti di un lavoro eccellente in quel di Pisa, invece sceglie Palermo, il rischio, l’amore irrazionale. La sua non è una scelta di carriera, ma una dichiarazione d’intenti: vincere a Palermo per la storia.

L’inizio è opaco: 12 giornate, 19 punti con i fantasmi dionisiani che tornano a bussare. Ma Inzaghi ha sempre avuto un talento particolare: segnare quando gli altri smettono di crederci.

Dopo Castellammare, Il Palermo di Inzaghi occupa meglio gli spazi, corre con una fame nuova, difende con compattezza feroce: è una squadra che respira insieme. Poi arriva l’inverno, e con esso una metamorfosi inaspettata: 8 vittorie consecutive in casa, 14 risultati utili di fila, miglior difesa, cinque partite consecutive con tre gol segnati, ed un record che mancava da ottant’anni. Alla 26ma giornata il Palermo ha 51 punti: quasi l’intero bottino dell’anno precedente.

Il capolavoro di SuperPippo non è tattico, è spirituale: tutti partecipano, tutti ci credono, tutti corrono verso un sogno comune. Inzaghi restituisce al Palermo ciò che era evaporato: un’anima.

"Ricordi?" cantano i Pinguini tattici nucleari, evocando un passato ormai lontano ed una malinconia luminosa. Per Palermo, la Serie A era diventata così: un ricordo lontano e sbiadito.

Ora quel ricordo ha ripreso colore: non è ancora trionfo, non è ancora promozione ma qualcosa di più fragile e più potente: è speranza.

E dentro quella speranza, c’è la firma netta di un uomo che non ha mai smesso di credere nell’impossibile: mister Filippo Inzaghi.