C'erano un friuliano, un kazako e dei cinesi a Palermo
Non solo i cinesi. Un imprenditore kazako interessato all'acquisizione del 30% della società del Palermo.
Il 6 luglio di quest’anno, proprio qualche mese fa, il presidente Zamparini scrisse, in una lettera pubblicata sul sito ufficiale del Palermo: “Stiamo concludendo a giorni un accordo con importanti investitori stranieri per il finanziamento della costruzione del nuovo stadio e del centro sportivo”.
Indubbiamente, la locuzione ‘a giorni’ ha assunto diversi significati e svariate sfumature nel tempo.
Però, ecco, dai primi di luglio fino a dicembre conviene contare i mesi, cioè sei. Il presidente avrebbe potuto scrivere ‘Stiamo concludendo a mesi un accordo’. Sarebbe stato conveniente, sia agli occhi dei tifosi, che alle orecchie della stampa, e chissà, magari anche alle prestazioni dei giocatori.
Invece ‘La trattativa infinita’ – titolo che consiglio al regista che vorrà girare un bel lungometraggio sulla cessione del Palermo – perdura e resiste ormai da mesi, sopravvive blanda nella piazza rosanero e di tanto in tanto torna sotto i riflettori per qualche improvvisa indiscrezione eccitante.
Come questa volta: un imprenditore kazako, attratto dall’investimento nella società rosanero dei non conosciuti imprenditori cinesi, vorrebbe acquisire il 30% del Palermo.
Se non strano, è quantomeno curioso che in queste compravendite si sappia sempre la provenienza geografica degli investitori e mai il nome.
Ma tant’è: dal 6 luglio (e ancora prima) ad oggi, tante chiacchiere, qualche dichiarazione e molti paesi ad est tirati in ballo.
Intanto, il Palermo ha la stessa proprietà. Dell’est, sì, nord-est italiano.
Redazione