Aleksandar Trajkovski, calciatore 2.0

I tatuaggi, il romanzo della sua vita. Suo padre morì il giorno in cui firmò il primo contratto in Belgio.

Aleksandar Trajkovski, calciatore 2.0

Non ho nulla contro i tatuaggi. Anzi mi diverte il solo pensare che basta un piccolo disegno nel fondo schiena o in pancia per sentirsi più sicuri e attraenti. C'è gente che, come me, è nata senza televisione e frigidaire e altri, invece, spuntati da internet e dai tweet. Ai mie tempi, c'erano i figli dei fiori; i mimi che comunicavano con il linguaggio dei movimenti. Oggi quei simboli, quelle figure sono rappresentati dai tatuaggi. Prendete Trajkovski. Il corpo disegnato dal collo ai fianchi, è il romanzo della sua vita e di Aleksandra, la moglie. Un libro da leggere tutto d'un fiato. Sul braccio destro la scritta: “Nulla è impossibile”; sul sinistro Zoran e Vesna, papà e mamma; su un fianco: "Non dimenticare chi sei e da dove vieni, è la parte importante di te con la quale troverai luce e pace. Ciò che vogliamo nella vita: viaggiare, affetto ed essere felici".

Aleksandar lui, Aleksandra lei, il segno del destino. A e A, amore doppio, che Alex ha immortalato con una enorme A, tatuata sul petto e una più piccola sull'anulare della mano destra, per Aleksandra. E sulla pelle ancora spazi da riempire con date importanti: il primo gol, il primo figlio, il primo ... Tatuaggi come foto, tatuaggi come lettere. Suo padre faceva il postino. E' morto il giorno del primo contratto in Belgio. "Per noi il cielo non è mai stato un limite", si legge a pagina ...scusate, su una spalla. Dedica all'impossibile. Merito di internet e dei tweet.