Abbracci, baci e la voce che se ne va
Cronache dalla gradinata. Serata di passione e ricca di lacrime: prima di paura, poi di gioia incontenibile.
Palermo-Verona comincia presto, ancora prima del calcio d'inizio, tra le lunghe code per acquistare il biglietto e i battibecchi mediatici tra presidenti impazienti. È una partita lunga una settimana, forse la più importante dopo la finale del 2011, e Palermo ne ha preso atto. Il fiume rosanero scorre tra viale del Fante e via Cassarà: è un misto di voci e rumori, di gioia e preoccupazione che si avvicina lentamente ai tornelli. Si respira l'aria delle grandi occasioni.
Entro in un Renzo Barbera già pieno e fragoroso, cerco un posto ma non un seggiolino è libero, migliaia di flash illuminano le curve; ci sono famiglie al completo, nonni e nipoti, bambini piccoli e bambini adulti: la 'Favorita' è una bolgia in abito da sera.
I primi minuti di gioco scorrono velocemente, sui volti si può leggere l'attesa di gioire, ma anche ansia ed impazienza. Il Verona se la gioca e qualcuno, spinto dal sarcasmo, urla ai gialloblu le regole del paracadute finanziario. Poi sulla scena irrompe Vazquez: dribbling e colpo da biliardo. La rete si gonfia e il Barbera si scatena. Si sprecano abbracci e strette di mano, la voce comincia a indebolirsi, si chiede calma e attenzione. Alla notizia del rigore per il Carpi scoppia una risata isterica. Poi l'espulsione di Thereau e il raddoppio degli emiliani: non ci si crede. E non si crede nemmeno al pareggio del Verona. All'inizio del secondo tempo Viviani insacca e il Barbera è congelato. Qualcuno piange, qualcuno impreca, qualcun altro prega. Al 50' il Palermo è in serie B.
Il silenzio dura poco, dai tifosi nessuna resa, riparte il grido: conquista la vittoria. E ad Enzo Maresca basta qualche minuto per conquistarla: è 2-1, il Barbera esplode di felicità, è quasi festa. Adesso calmi, concentrati, nessuna distrazione: le mani giunte e gli occhi sgranati dei tifosi sembrano chiedere questo. Invece arriva il 3-1, qualcuno ha suonato il violino, è l'apoteosi. Le lacrime di qualche attimo prima diventano pianti di gioia, e pazienza se Pisano accorcia le distanze poco dopo, siamo pronti a vivere gli ultimi dieci minuti di sofferenza, con una mano sul cuore per accertarsi che il battito non acceleri troppo. Al fischio finale ci si scioglie in un sospiro di sollievo che diventa l'urlo più forte, quello definitivo: abbiamo vinto, siamo salvi, il Palermo resta in Serie A.
C'è commozione nel saluto al capitano, a Gilardino, a Maresca. C'è già nostalgia del genio di Vazquez.
Ma il passato è appena trascorso e si è fatto ricordo: adesso viene il futuro.
E il Renzo Barbera è pronto ad accoglierlo.
Foto di Pasquale Ponente.
Redazione