Schelotto, da Palermo a... Palermo
Nel Boca ha giocato accanto a Martin Palermo e insieme hanno formato una coppia vincente alla Bombonera.
Dall’Argentina all’Italia, un percorso curioso per un allenatore. Non inedito, visto che i precedenti ci sono e alcuni sono anche parecchio fortunati. Tra il flop di Carlos Bianchi alla Roma e l’ottimo primo approccio europeo, a Catania, del Cholo Simeone, ce n’è di strada. Palermo come trampolino per la propria carriera nel Vecchio Continente, ecco la matrice che ha spinto Guillermo Barros Schelotto ad accettare il progetto del Palermo. Non è uno qualunque in Argentina, il nuovo allenatore del Palermo. “Guillermo”, come faceva scrivere sulla maglia xeneize del Boca Juniors, rigorosamente numero 7, è uno dei simboli della storia recente del club più titolato d’Argentina, il Boca, appunto. Per intenderci: immediatamente ai piedi di un’ideale podio con Riquelme, Tevez e Palermo, c’è lui. Ala destra o seconda punta, fu micidiale in attacco proprio insieme a Martìn Palermo (un nome, nel suo destino): con il Boca ha alzato al cielo per 4 volte la Copa Libertadores, 2 volte la Copa Sudamericana e la Coppa Intercontinentale. Insomma, parte integrante e attiva di uno dei cicli più vincenti di sempre del Boca Juniors, idolo di milioni di tifosi. Cresciuto (ma non è una novità per un argentino) con il mito di Maradona, giocando a calcio per le strade di La Plata insieme al gemello Gustavo, anche lui calciatore e compagno in una parentesi al Gimnasia La Plata e al Boca. E da allenatore, quello che interessa da vicino a chi ha il Palermo nel cuore, ha dimostrato di non essere poi così male. Dal 2012 al 2015 al Lanùs (tutt’altro che una potenza del calcio argentino) ha portato una storica Copa Sudamericana (l’equivalente dell’Europa League) oltre a un secondo e un terzo posto in campionato. El Mellizo (il Gemello, il suo soprannome) ha dimostrato di essere allenatore poliedrico dal punto di vista tattico: il 4-4-2, il 4-2-3-1, il 4-3-3 o il rombo di centrocampo nel suo curriculum. Dall’Argentina alla Sicilia, come Simeone e con Bianchi come maestro. Palermo, fraterno amico. Ora, Palermo, presente in cui districarsi per dimostrare a latitudini differenti di che pasta è fatto.
Redazione