Qui Sassuolo: uno schiacciasassi di passaggio in Serie B
Difficile realizzare una presentazione che renda giustizia al Sassuolo che, dopo 11 stagioni consecutive in Serie A, è tornato nel Far West della cadetteria, con uno status decisamente diverso rispetto all'ultima volta. La squadra allora allenata da Eusebio Di Francesco era una Cenerentola con pochi anni di esperienza persino in cadetteria, e vinse il campionato 2012/13, condotto comunque regolarmente in vetta alla classifica, solo all'ultima giornata, grazie alla rete allo scadere di Simone Missiroli. Era il Sassuolo di Catellani, Terranova e di Mimmo Berardi. Sì, ancora lui, eterna bandiera neroverde che ha condotto il club verso traguardi impensabili per una realtà di provincia così modesta demograficamente e sportivamente. Europa League, trionfi su trionfi contro le big più blasonate del nostro calcio e una reputazione da società modello nella gestione economica e tecnica che la recente retrocessione non ha intaccato. Fabio Grosso ha preso in mano un gruppo che, senza rinunciare ai suoi pezzi pregiati, era chiaro fin dall'inizio avrebbe fatto solo una comparsata in Serie B. Un inizio barcollante, un fisiologico periodo di adattamento durante il quale è maturata l'unica sconfitta su 17 giornate, 1-4 contro la Cremonese, per poi prendere in largo settimana dopo settimana.
Sono 11 i successi nelle ultime 13 partite, con una striscia di 6 vittorie di fila tuttora in corso, accompagnate da una prolificità spaventosa (38 gol realizzati), ma comprensibile visto il materiale umano a disposizione. Berardi è tornato dopo il grave infortunio della scorsa stagione e si sta affermando come fuoriclasse della categoria, con 9 assist già messi a referto (oltre a 3 ret9); Laurienté, Thorstvedt, Pierini e Mulattieri si alternano in zona gol, Pieragnolo prosegue il suo percorso di crescita dopo la buona avventura con la Reggiana, Boloca e Obiang comandano in mezzo al campo. Una rosa profonda, solida, che può contare su alternative di livello in ogni reparto e che si esprime con disinvoltura, in ogni contesto, passando dalle goleade senza appello agli 1-0 risicati, dando prova di un'identità versatile, camaleontica.
Tatticamente Grosso si affida a due moduli intercambiabili, 4-3-3 e 4-2-3-1, con la possibilità di variare dall'uno all'altro nel corso del match, con Thorstvedt ago della bilancia in questo senso. In porta Moldovan ha ormai assunto una posizione di titolarità fissa, e davanti a lui, vista l'assenza di Romagna, dovrebbe essere confermata la coppia Odenthal-Muharemovic, che sta dando numerose garanzie. Sulle corsie Toljan agirà sulla destra, mentre sul lato mancino Pieragnolo parte favorito rispetto a Doig, che ha accusato una sindrome influenzale la scorsa settimana. Boloca e Thorstvedt a centrocampo hanno il posto assicurato, con Ghion e Obiang a contendersi l'ultima maglia. Davanti l'imbarazzo della scelta, nonostante l'assenza per infortunio di Mulattieri, con Pierini e Moro che si giocano un posto nel tridente, assieme a Berardi e Laurienté
Redazione