«Pergolizzi non si tocca»: la testuggine rosanero
Antica Roma, IV secolo a.C.
I soldati romani iniziano ad utilizzare un sistema di difesa molto peculiare, che prevede la formazione di una protezione con gli scudi che riprende la forma del carapace di una testuggine, e proprio da questa immagine prenderà il nome quello che diventerà uno dei più noti schieramenti difensivi dell'età antica.
Dario Mirri non ha certamente origini romane, ma di fronte agli attacchi che arrivano da tutti i lati ha deciso di tirar fuori il suo scudo a tinte rosanero per difendere sé stesso, il suo operato e il tecnico Rosario Pergolizzi. Le dichiarazioni rilasciate ieri a 7Gold sembrano un misto tra sfogo e di affermazione di un'autorità che continua tuttavia a non esulare il suo animo da tifoso. Le bordate che stanno arrivando soprattutto all'allenatore del Palermo iniziano a diventare incessanti e il presidente non poteva che prendere le difese del proprio tecnico.
«Pergolizzi non è Mourinho, e io non sono Agnelli». Mirri è ben conscio, in primis da tifoso, del fatto che il popolo rosanero ha ancora scorie difficili da rimuovere e che le paure del passato portano ad un'esigenza e diffidenza a tratti esagerata, ma ricorda anche che il Palermo adesso è in Serie D e gestire una società in qualsiasi categoria non è come giocare una partita a Monopoli. Ci sono un piano triennale con una capitalizzazione programmata e un allenatore che, nonostante un gioco povero di idee che non esalta certamente le folle, è lì dove doveva essere ovvero in vetta alla classifica e pienamente in lotta promozione.
La pressione di dover vincere è tanta, dal presidente al magazziniere passando per l'allenatore e ogni singolo giocatore. Il tifosi vogliono vedere calcio, vogliono vedere la squadra vincere e convincere sbaragliando ogni avversario con risultati tennistici e, volenti o nolenti, aumentano queste pressioni facendole diventare macigni sempre più grossi. II gioco latita, e la presenza del Savoia a soli tre punti dopo averne mangiati ai rosa ben dieci inizia a far vacillare la sicurezza di una promozione in scioltezza e su questo non vi è dubbio, ma il Palermo nonostante tutto è primo vincendo, al di là delle modalità, 14 partite su 18 con una squadra di alto livello e una società con un capitale invidiabile per la Serie D.
Dario Mirri tutto questo lo rivendica conscio delle responsabilità assunte una volta presa la società insieme a Tony Di Piazza: «Possiamo sbagliare tutti, dal presidente al giocatore in campo fino all’allenatore. Dobbiamo superare questo anno e andare via da questa categoria, andiamo avanti e cerchiamo di vincere tutti insieme». Ancora una volta emerge la visione del Palermo di Dario Mirri come una grande famiglia che fa dei valori puri e dell'unità i suoi punti di forza.
Il lato da tifoso del presidente rosanero emerge soprattutto quando fa il punto sul vero motivo delle critiche e degli attacchi, ovvero un eccesso di affetto verso i colori rosanero, un voler troppo bene. Se è vero che da un lato l'esigenza può portare a far fare grandi cose, dall'altro ci sono momenti nei quali l'affetto deve manifestarsi come protezione, appunto come scudo. E forse è proprio questo quello che vuole fare Dario Mirri: mettere il primo per incitare i suoi tifosi a fare lo stesso e formare una meravigliosa testuggine rosanero. E i romani, con quello schieramento, di cose grandi ne fecero eccome.
Redazione