Palermo, il nuovo stadio: possibile salto nel futuro

Le occasioni e gli anni passano. Servono i soldi, la passione e la pazienza. E tanta voglia di fare.

Palermo, il nuovo stadio: possibile salto nel futuro

 

Potrebbe essere uno snodo fondamentale per l’avvicendamento ai vertici del club, cinesi o non cinesi. E’ sicuramente un punto da cui ripartire per un rilancio in grande stile. Lo voleva Zamparini, lo continua a sognare una città: il nuovo stadio, una struttura a lungo invocata e mai edificata. Un tormentone da quasi un decennio: si può fare, non si può fare. Alla Bandita no, al Velodromo neanche. Anzi, sì. L’area individuata è quella. Un progetto presentato dal Palermo nel 2011, bruciato dalle successive normative per la costruzione di impianti sportivi. Dopodiché solo parole. Scritte, lette, pronunciate. Dichiarazioni ufficiali, circostanziali, di facciata. Senza mai approfondire la questione.
Si è anche parlato dello stadio come potenziale volano per un rilancio dell’economia cittadina: possibilità concreta, quantomeno per un indotto che avrebbe potuto vivere un’insperata luna di miele in un periodo di recessione difficile da superare e da sopportare. Una megastruttura da realizzare, poi uno stadio con negozi e attività commerciali che può indurre le famiglie a presentarsi al completo e, di conseguenza, a consumare, spendere e produrre business. Aumenta il numero dei tifosi-clienti, crescono i ricavi. Un’operazione ovvia e straordinaria allo stesso tempo, sin qui rimasta tale solamente in potenza. Nel frattempo Zamparini si è stufato, lasciando a chi gli subentrerà il compito di portare avanti la pratica. Un discorso in chiave futura ulteriormente spostato in avanti.
Per fortuna resiste la vecchia Favorita, dal 2002 intitolata al presidentissimo Barbera: bistrattata, quasi considerata una palla al piede. Infine rimessa in sesto dal Palermo, così da potere ospitare le gare europee. In attesa di un nuovo stadio, in attesa di chi abbia l’intenzione di metterci passione, denaro e pazienza.