Palermo, è tutto qui? Due partite per dimostrare di no
La sconfitta, cocente, patita dal Palermo in casa per mano del Monza apre il primo squarcio nella stagione rosanero. Squadra e ambiente sono decisamente tornati sulla terra, in special modo i tifosi: chi credeva che sarebbe stata una stagione trionfale, senza alcun tentennamento, è costretto a fare i conti con la realtà. Anche quest’anno ci sarà da soffrire.
È giusto, però, iniziare a porsi degli interrogativi sulla squadra. Dopo dieci giornate è infatti necessario chiedersi se il Palermo sia tutto qui. La squadra, al netto dello scivolone di Catanzaro in cui è mancata in tutto, non ha mai lesinato impegno. Nelle gare dove non è arrivata la vittoria, però, ci sono state delle costanti che si sono ripetute quasi sempre: pochi tiri pericolosi verso la porta, mancanza di soluzioni variegate, difficoltà a capire chi dovrebbe guidare a livello tecnico le manovre.
Su questo ultimo aspetto il punto interrogativo diventa enorme. Mister Inzaghi crede tanto in Ranocchia, ma il 10 da solo non basta a far girare bene la squadra; Palumbo è sicuramente un patrimonio, bisogna insistere sull’ex Modena ma ancora non ha dato ciò che ci si attendeva. In attacco, poi, ad oggi manca un partner per Pohjanpalo: Le Douaron si impegna ma ormai se ne conoscono pregi e difetti, mentre Matteo Brunori sembra l’ombra di sé stesso. Come si esce da questa impasse?
Innanzi tutto, col recupero degli uomini chiave. La squadra scesa in campo contro il Monza è fondamentalmente la stessa di quella che negli ultimi anni ha deluso a più riprese. Il rientro di Bani sarà una manna dal cielo per la retroguardia (Peda è un giovane di prospettiva ma non è pronto a fare il leader), e inoltre ci si aspetta molto di più da Augello (che, a onor del vero, non ha mai avuto modo di rifiatare) e da Palumbo.
Un approfondimento ulteriore lo richiede la pericolosità della squadra. Unendo il secondo tempo di Catanzaro e quello contro il Monza, partite in cui i rosa dovevano recuperare, si conta un solo tiro nello specchio della porta. Troppo, troppo poco.
Viene genuinamente da chiedersi dove potrà arrivare il Palermo da qui a gennaio. La squadra, nonostante la sconfitta pesante, ha dimostrato di essere viva e di seguire il suo allenatore, un tecnico abituato a passare anche da questi momenti. Adesso, prima della sosta di novembre, i rosanero sono attesi da due match abbordabili contro Pescara e Juve Stabia: l’unica medicina è vincere per restare attaccati al treno delle prime che, come sempre in Serie B, difficilmente scappano prima di febbraio-marzo, anche soltanto per dimostrare che non sia tutto qui.