La trasferta di Bolzano è stata bellissima
Sono felice di annunciarvi che da oggi parte questa piccola rubrica settimanale che cercherà di commentare in modo assolutamente ironico le imprese (speriamo) della nostra squadra del cuore, ma con l’occhio apertissimo del tifoso. No, non saprete mai la mia identità. E tanto sono sicuro che non ve ne frega niente.
Speravo di iniziare prendendo un po' in giro i nostri nonostante la grande vittoria di ieri “in Italia”, ma le mie intenzioni malefiche sono drasticamente cambiate venerdì 12 Settembre alle ore 20.13.33. I più attenti capiranno perché.
Buona lettura.
La trasferta di Bolzano è stata bellissima
Era la mattina di sabato 30 agosto quando con Matteo, grande amico di Bolzano e tifosissimo del Sudtirol, cominciammo ad organizzare l’attesissima giornata da passare insieme: io con la maglia del Palermo, lui con quella biancorossa, vicini ma a tifarci contro, come lo sport insegna.
Ricordo che ero sudatissimo mentre in video-chiamata lui mi prendeva in giro per il caldo soffocante ed io gli ricordavo che SUD è l’abbreviazione di sudore, cosa che lui polentone non può capire.
“Io ho un b&b ed ho tolto dalla vendita le stanze in quel periodo, così ti ospito io. Vieni il sabato e vai via il lunedì”. L'aveva organizzata bene, che meraviglia! Alla faccia di chi dice che al nord sono poco ospitali.
Gli ho detto: “Dammi un paio di giorni per organizzare il cambio al lavoro con un mio collega, la pensione dove lasciare i miei cani e chiaramente ordinarti gli immancabili cannoli con pacco da viaggio che ti piacciono tanto”.
Dopo un'ora il biglietto dell’aereo era già fatto e pagato, la pensione per i cuccioli prenotata e pagata, la macchina da Verona a Bolzano e ritorno prenotata e pagata. Mancavano soltanto il biglietto della partita ed i cannoli prenotati ma non ancora pagati. Da quel momento, ogni giorno Matteo ed io ci siamo sentiti per organizzare una meravigliosa trasferta. Lui: “Ti porto a mangiare il goulash di cervo in un ristorantino carino, ma se vinciamo paghi tu”, io: “Si mangia gratis allora”.
Finalmente, dopo quasi un mese di attesa, arriva la settimana di Sudtirol-Palermo: fila su vivaticket per accaparrarmi il biglietto per un match a rischio sold-out e poi la solita attesa e adrenalina.
Non vedevo l’ora di partire.
“Matteo, amico mio, ho una brutta notizia da darti: è saltato tutto”.
“Ma come?” – Matteo incredulo – ma per quale motivo?”.
“Non si sa”, rispondevo mentre con la calcolatrice in mano facevo i conti prima dei soldi spesi che nessuno mi avrebbe mai rimborsato, poi dei sensi di colpa per Matteo che avrebbe potuto affittare le camere del suo B&B, infine dei chili che avrei preso mangiandomi sei cannoli da solo.
Per fortuna ci ha pensato il nostro Pippo a regalarmi una gioia che ha alleviato, leggermente, il dolore. Ma la ferita e la delusione per non aver potuto abbracciare il mio “amico nemico” ai gol del Vichingo, beh, quelle rimangono.
A fine partita mi sono tornati in mente i racconti di mio papà. Di quando, io sulle sue spalle con la bocca ancora sporca di omogeneizzato, mi portava a Trapani a vedere il nostro Palermo. E i racconti di mio nonno, che ha frequentato stadi che nemmeno esistono più e vissuto esperienze indimenticabili, ancora lucide nella mente di uomo che dall’alto dei suoi ottanta anni non si ricorda nemmeno più la strada per il panificio, ma quelle esperienze con la sciarpa rosanero al collo le ricorda ancora tutte. E poi le nottate in cerca del biglietto per la finale di Roma, per le trasferte con tifoserie gemellate, per un volo che non costasse un intero stipendio, e le bevute, le chiacchiere, i sorrisi e le lacrime, le esultanze sguaiate e le delusioni per le sconfitte.
Sempre uniti tra di noi, figli di una stessa città che litighiamo ogni santo giorno per una precedenza all'incrocio a suon di parolacce ed offese che hanno come oggetto corna, acqua e terra, difetti di nascita. Ma fratelli inseparabili quando ci ritroviamo a seguire quei colori, i colori della nostra passione.
Lo sport è la spezia che allevia i sacrifici che la gente comune si ritrova a dover affrontare per andare avanti, giorno dopo giorno, per sorridere, per gioire e dimenticare per qualche ora i casini di vita quotidiana.
Il proibizionismo, invece, è sinonimo di fallimento ed incapacità di organizzazione.
Adesso qualcuno dovrà pagare. L'accusa? Omicidio doloso. Sì, avete capito bene. Perché con quel divieto a meno di due giorni da una partita è stato consapevolmente e deliberatamente assassinato un momento di SPORT.
Redazione