Il ''miracolo'' dell'alchimista Gianni

Enrico Buccheri

Il ''miracolo'' dell'alchimista Gianni

Caro Gianni, ricordi il 14 giugno 1992? Io andavo via dallo stadio piangendo mentre ti congedavi da un’avventura bellissima ed emozionante. Quel giorno il Palermo aveva vinto con un gol di Luca Cecconi contro una Lucchese in vacanza, ma una serie concomitante di biscotti calcistici ci faceva comunque retrocedere in C1. Tu, che in autunno avevi sostituito l’esonerato Enzo Ferrari, non eri riuscito a salvare il Palermo e per questo motivo, quando ti ho rivisto quest’anno rientrare a Palermo, seppur in un ruolo diverso da quello di allenatore, ho storto un po' il naso perché, pur riconoscendoti una grandissima conoscenza del gioco del calcio fin nelle più piccole sfumature, il tuo ricordo era legato a quella retrocessione. Ma incredibilmente il tuo arrivo ha creato un'alchimia incredibile e la squadra si è addirittura compattata intorno ad un allenatore che solo qualche mese prima era stato rifiutato dai calciatori. Tante piccole congiunzioni astrali hanno tenuto il Palermo in serie A: rigori sbagliati dal Carpi, pali e traverse alleate di Santo Stefano Sorrentino, le reti del violinista, la sapienza di mister Regno (l’uomo ombra del bravo Ballardini) e persino il gol di Struna all’Atalanta (l’inizio del miracolo). Ma io mi sento di dare a te, caro Gianni Di Marzio, il merito principale di questa salvezza perché sono convinto che il tuo sapere di calcio a 360 gradi è stato ingrediente essenziale di questo capolavoro calcistico. Domenica, dopo 24 anni, mi hai fatto piangere di nuovo, Gianni, ma stavolta di gioia. Perché non ci credevo più e invece...