Primo esonero di Baccaglini o ultimo di Zamparini?
Il Palermo ha scelto di sollevare dall'incarico Diego Lopez, ma da chi è stata presa questa decisione?
Come logico e scontato che fosse, arrivati a questo punto, il presidente Paul Baccaglini ha scelto di esonerare Diego Lopez. Serviva dare una scossa ad una squadra che nelle ultime quattro giornate ha racimolato solamente brutte figure, senza riuscire in alcun modo a sfruttare le occasioni presentategli da un Empoli che ha tirato i remi in barca troppo presto (cosa che invece ha capito il Crotone) e da un calendario decisamente alla portata dei rosanero.
La scossa, di cui aveva già parlato lunedì Baccaglini, è avvenuta ieri mattina. Prima le dimissioni del direttore sportivo Nicola Salerno, perché: "Non possiamo permetterci atteggiamenti disfattisti nell'affrontare queste ultime partite"; poi l'esonero di Lopez, che è incolpevole per una situazione disastrosa non creata da lui, ma che ci ha messo poco o nulla per provare a rimediare. Allora il cambio d'allenatore, con la panchina affidata allo storico vice di Francesco Guidolin: Diego Bortoluzzi. Da un Diego all'altro, Bortoluzzi sarà il quinto tecnico della stagione rosanero, ben 14 cambi in panchina negli ultimi due anni.
Da questi dati vogliamo partire. Baccaglini ci ha messo poco più di un mese per adeguarsi alle dinamiche del nostro calcio, finendo per inserire nel proprio curriculum da presidente il suo primo esonero. Ma è realmente così? È stato il primo esonero di Baccaglini o l'ultimo di Maurizio Zamparini? In un interessante pezzo scritto questa mattina da Vannini sul Corriere dello Sport si fa questo parallelo, per cercare di capire attraverso quali ragionamenti il neo presidente ha preso questa decisione. Fin dalle prime dichiarazioni ha sempre detto che avrebbe tenuto Lopez fino al termine della stagione, in primis, per dare un'idea di separazione netta dalla precedente gestione e poi perché cambiare tecnico non avrebbe comunque contribuito a sistemare una situazione già quasi del tutto compromessa.
È vero che il tecnico uruguayano ci ha messo molto del suo: gli scempi a cui abbiamo assistito nell'ultimo mese avrebbero fatto cambiare idea un po' a tutti, figuriamoci poi a chi doveva convivere con le pressanti richieste di un Maurizio Zamparini che voleva mandare via l'allenatore ex Cagliari già dopo il ko di Udine. Quindi è vero che l'esonero di Lopez è logico e scontato, ma appartiene alla logica Zamparini, non a quella Baccaglini. Fino al 30 aprile, data del closing, il potere decisionale in merito alle questioni strettamente legate al calcio, checchè se ne dica, appartiene a Zamparini. Lui ha i contatti e lui è destinato ad essere "consigliere" di Baccaglini, poiché quest'ultimo, per sua stessa ammissione, è ignorante in materia.
La gestione Zamparini, però, dovrebbe insegnare a Baccaglini, che da ignorante ha la possibilità di poter apprendere molto, che i campionati non si affrontano inanellando esoneri su esoneri, ma creando una progettualità al fine di non destabilizzare l'ambiente e, in questo caso, il ruolo dell'allenatore. Tra 15 giorni circa potrebbe e dovrebbe cambiare tutto, ma il neo presidente imparerà dagli errori del passato? O anche lui si appresta a seguire le orme del suo consigliere?
Redazione