Bentornato Mister... E stavolta non sia timido
Bruno Tedino torna al posto di Roberto Stellone (al quale va tributato un grandissimo applauso a scena aperta per il lavoro fatto) sulla panchina del Palermo a tre mesi dall’esonero seguito al tonfo di Venezia. La scelta (già ampiamente preannunciata nei turbolenti days-after della finale play-off) al di là della sua impopolarità e delle circostanze che l'hanno ingenerata, è, considerando la storia della stagione passata, curiosa e innegabilmente rischiosa visto che si tratta sostanzialmente di ripartire da una guida tecnica in un qualche modo compromessa; tuttavia il forzato e radicale restyling dell’organico apre degli scenari e delle possibilità diverse rispetto a quelle dell’anno scorso.
Che, nell’economia della stagione passata e del mancato raggiungimento della promozione in A, l’esonero di Tedino sia stato tardivo non solo per gli standard solitamente rigidi del patron Zamparini, è innegabile e questo è stato sottolineato più volte anche in questa sede. E’ altrettanto vero però che il tecnico trevigiano resta comunque, nei fatti, un tecnico validissimo. Parlando a titolo personale (e chiedendo venia per questa inusuale incursione in prima persona) ho più volte scritto, come detto in altre sedi, che Tedino è uno degli allenatori tatticamente più preparati che si sia visto a Palermo: un concetto che ribadisco anche adesso, nonostante appaia in evidente contraddizione con quanto scritto a inizio paragrafo, che comunque non viene meno.
Lo scorso anno Tedino, a dispetto della fama di allenatore propositivo costruita nell’esperienza a Pordenone, aveva assemblato la squadra in antitesi alle sue idee, puntando sull’organizzazione tattica e sulla valorizzazione delle certezze tecniche a disposizione. Il risultato inizialmente è stato quello di un Palermo sicuramente poco brillante sotto il profilo dal gioco, ma ben messo in campo, solido, pragmatico e competitivo, che aveva convinto sia l’ambiente che gli addetti ai lavori, valicando le problematiche legate al costante ridimensionamento della rosa dovuto alle soste nazionali. Questo fino al periodo tra gennaio e febbraio (frangente nel quale il mercato non ha apportato quelle, pochissime, migliorie che sarebbero servite per arrivare all’obiettivo, finendo persino col peggiorare blandamente la squadra) quando, dopo il 4-0 con l’Empoli, qualcosa che non sappiamo e forse mai sapremo si è rotto.
A quel punto il Palermo ha cominciato a girare a intermittenza: l'organizzazione era rimasta ma mancava tutto il resto. Tedino non è riuscito a dare quel quid in più e gradualmente il tecnico sicuro che si era visto all'andata ha lasciato il posto ad una copia molto timida che (si presume da quanto visto sul campo) ha finito gradualmente col perdere il polso della squadra: per come si erano messe le cose, il cambio era inevitabile.
Quello che è accaduto a Tedino (cui comunque vanno concesse le attenuanti già accennate in precedenza) non è diverso da quel che è successo spesso in passato ad allenatori (anche grandi) che poi hanno successivamente dimostrato a pieno il loro valore e non è scritto che si debba ripetere per forza.
Considerando che il tecnico trevigiano lavorerà con un gruppo sicuramente meno forte rispetto a quello dell'anno scorso ma potenzialmente più modellabile, non è detto che, a dispetto del trauma passato, non possa uscire qualcosa di interessante e perchè no convincente all'interno di un campionato il cui livello si è esponenzialmente abbassato.
Anche se è normale che gli scetticismi in questo momento siano forti al limite dell'incomprimibilità, è comunque giusto dare al mister almeno un po' di fiducia in attesa della prova del campo. In questa sede gli si porge un enorme in bocca al lupo per il lavoro che verrà ed un'ideale (e magari superflua) esortazione ad essere meno timido e a proporre quelle idee di gioco che lo avevano portato all'attenzione degli addetti ai lavori ai tempi di Pordenone.
Redazione