Movimento Consumatori, diffide per il Palermo e altri 10 club
Il Movimento Consumatori ha inviato diffide al Palermo e ad altre dieci società calcistiche: da un'analisi delle condizioni di abbonamento condotta sulla stagione appena conclusa (e sulla prossima, per i club che hanno già ufficializzato la nuova campagna di sottoscrizioni) sarebbero state rinvenute "clausole vessatorie in contrasto con il Codice di consumo".
Insieme al Palermo, diffide anche a Roma, Lazio, Atalanta, Fiorentina, Torino, Sampdoria, Novara, Pro Vercelli, Napoli e Bologna.
Il monitoraggio è successivo all’avvio di un’azione giudiziaria, in corso presso il tribunale di Torino - si legge nel comunicato del Movimento Consumatori - nei confronti della Juventus, a seguito del mancato rimborso ai tifosi della curva della quota di abbonamento della partita Juventus – Genoa del 21 gennaio 2018, chiusa a seguito di un provvedimento della Giustizia sportiva.
I profili di illegittimità riscontrati nelle condizioni di abbonamento degli 11 club di Serie A, B, C sono principalmente riferibili a esclusioni o limitazioni dei rimborsi e del risarcimento del danno, in caso di disputa di partite a porte chiuse, squalifiche o chiusure di settori dello stadio. Talvolta addirittura anche quando la società stessa è responsabile dei fatti che hanno determinato il mancato accesso allo stadio per il tifoso.
“La nostra azione nasce dall’esigenza di tutelare i tifosi-consumatori” - spiega Marco Gagliardi del servizio legale di MC - che sostengono già ingenti costi per l’acquisto degli abbonamenti e per le trasferte e hanno diritto al pieno rispetto di quanto previsto dal Codice del consumo. Auspichiamo che le società vadano incontro ai propri tifosi, che costituiscono non solo un ‘asset' delle società calcistiche, ma il 'dodicesimo giocatore' e una ricchezza per il calcio italiano”.
L’Associazione ha chiesto alle società di provvedere immediatamente alla rimozione delle clausole vessatorie dagli abbonamenti. In caso non provvedano, le diffide si trasformeranno in azioni giudiziarie inibitorie.
Redazione