Nel 2014 con il libro-inchiesta “Gol di rapina”,
Pippo Russo, sociologo, saggista e giornalista italiano, apriva uno squarcio di luce sui burattinai che muovono le fila del grande business legato al calcio globale. Fondi d’investimento e Agenti monopolisti che, con le loro trame oscure, governano l’economia mondiale.
Un tema rilanciato nel novembre di quest’anno, con la pubblicazione del saggio “
M. L’orgia del potere. Controstoria di Jorge Mendes, il padrone del calcio globale”, incentrato sulla figura di
Jorge Mendes, il superagente portoghese braccio destro di Cristiano Ronaldo.
Prima di approfondire con Pippo Russo le vicende che riguardano il Palermo, abbiamo chiesto al giornalista di spiegarci cosa sono le TPO e come riescono ad influenzare le operazioni di calciomercato a livello globale, aggirando i regolamenti della Fifa.
«Tpo sta Third Party Ownership, sarebbe a dire proprietà di una terza parte, che significa cioé che una parte dei diritti economici dei calciatori è controllata da un soggetto finanziario esterno al mondo del calcio, da un soggetto che non è il club. Va specificato che quando si parla di diritti economici dei giocatori, significa diritto a guadagnare sulla futura vendita degli stessi.
E qui sta l’elemento di grande influenza, perché innanzitutto c’è il fatto che una parte del denaro prodotta dalla cessione di un calciatore è prodotta dal mondo del calcio, ma va fuori da questo mondo. E c’è soprattutto un elemento grosso che l’influenza, perché quando un investitore esterno controlla un giocatore ha innanzitutto l’interesse che il suo assistito giochi e si valorizzi, questo significa che il calciatore in questione dovrà giocare a tutti i costi, anche a scapito di qualche collega più meritevole.
Ma soprattutto l’altra grande influenza, sta nel fatto che l’investitore guadagnerà soltanto se il giocatore verrà ceduto, perché il diritto economico è appunto guadagnare sulla vendita, il che vuol dire, che quando l’investitore deciderà che il giocatore dovrà essere ceduto, il Club lo dovrà cedere e sarà di fatto costretto a doverlo cedere, questa è una grande distorsione sulla sanità del calcio.
La Fifa ha messo al bando esplicitamente sia le
TPO che le
TPI (Third party investment) una formula leggermente diversa,
che allo stato dei fatti non cambia, perché comunque comporta sempre il trasferimento di parte di denari degli investitori. (La
formula della TPO prevede che un fondo d’investimento, un investitore privato o una banca compra da una Società di calcio una quota del giocatore, mentre nella formula del TPI il soggetto finanziario aiuta un club a acquistare un calciatore finanziandone una quota - n.d.r).
La Fifa ha messo al bando queste formule di controllo da parte degli investitori esterni con la circolare n. 1464 datata 22 dicembre 2014, entrata in vigore nel maggio 2015. Questo significa che dal 1 maggio 2015 le TPO e le TPI sono assolutamente vietate, lo erano anche prima con un regolamento che però faceva acqua da tutte le parte.
Il problema è che dal quel momento, ma anche un po’ da prima, gli investitori hanno trovato un'escamotage, cioè quella di controllare direttamente o indirettamente i club di calcio: o acquisiscono società di seconda o terza divisione o fanno in modo di controllarli in modo indiretto, per fare transitare i loro giocatori e generare un giro d’affari che comunque replica i meccanismi di TPO e TPI , soprattutto attraverso il pagamento di laute provvigioni sulle commissioni».
In una sua recente intervista lei ha affermato che su questi temi, in Italia, vige una congiura del silenzio. Perché, secondo lei se ne parla poco?
«Per diversi motivi, innanzitutto perché una parte della classe giornalistica non ha ben capito il rischio o non capisce a fondo il meccanismo che è complesso e richiede una certa preparazione e una certa dimestichezza tecnica. Temo che ci sia anche una certa complicità da parte di altri settori del giornalismo sportivo e questa, purtroppo, è la parte più sconfortante di tutto.
Noi sappiamo bene che una parte molto importante del giornalismo sportivo, che si occupa di calcio, è specializzato nel calciomercato. C’è un intero segmento di classe giornalistica sportiva che quotidianamente segue questi affari e dovrebbe accorgersi molto più facilmente di certe cose di quanto non sia arrivato ad accorgemene io che sono un sociologo e che come giornalista sportivo non ero mai stato particolarmente appassionato di calciomercato. Se questi esperti non se ne accorgono o quantomeno non ne parlano, vuol dire o che fanno molto male il loro mestiere o altrimenti lo fanno benissimo, ma negli interessi che non sono quelli degli appassionati».
Leggi pure:
«Palermo sarà un caso di studio». Pippo Russo, noto editorialista, teme l’influenza di soggetti esterni nella società di viale del fante