Gazzi: "Ho scelto Palermo perché ha un obiettivo. Aiuterò i giovani in squadra a migliorare"

L'ex granata si è aperto e raccontato, ma anche spiegato perchè ha lasciato Torino dopo 4 anni, 90 presenze e 2 gol

Tra i giocatori arrivati a Palermo in questa finestra di calciomercato, spicca Alessandro Gazzi, unico acquisto italiano della nuova stagione. Il centrocampista ex Torino, intervistato da "Il Corriere dello Sport", ha spiegato perché ha scelto la piazza rosanero: “Seguo le emozioni. A 33 anni c’è sempre da migliorare, un minimo di tensione è necessaria per raggiungere risultati. Avevo un anno di contratto ma dopo un paio di colloqui con l’allenatore ho capito che era giunto il momento di cambiare. E ho  scelto Palermo perché c’è un obiettivo da raggiungere, la salvezza. Sono motivatissimo, ci sono tanti giovani dovrò aiutarli a migliorare. Ora che sono più vecchio divento un maestro di vita. Come papà. Imparerò un po’ di inglese, cercherò di capire le loro esigenze, li metterò in guardia dalle difficoltà di una stagione in A. Domenica si parte". Domenica alle 20.45 prima gara di campionato contro il Sassuolo (info biglietti): "Un avvio affascinante. Noi al servizio dei giovani, i giovani per stupire”. Il numero 14 rosanero si è raccontato e ha parlato delle prime impressioni sul capoluogo siciliano:  “Sono nato il 28 gennaio, come Buffon. Niente in comune: lui della Juve, io del Toro! Ora s’inizia un’avventura a tinte rosanero, dopo quattro anni a Torino. Indossare quella maglia è come caricarsi sulle spalle glorie e tragedie del Toro. Palermo ha altri simboli, un personalissimo stile di vita che mi affascina. Un mondo al quale debbo abituarmi. La mia anima calcistica è maturata però anche Bari e Reggio Calabria. Mia moglie è di Palestrina non di Milano - ha dichiarato Gazzi -. A Palermo ho trovato le sfumature del sud: sole, mare, gente più calorosa. I capelli rossi e la pelle bianca la dicono lunga sul mio rapporto con il mare. Non è che lo ami alla follia ma quando ho visto Mondello mi ha fatto una grande impressione e penso di prendere casa a due passi dalla spiaggia”. E ha proseguito parlando anche del suo carattere: “Il calcio mi ha rapito. Ci allenavamo nel campo del paese, all’oratorio, sulla ghiaia o sui prati, nei giardini di casa dei vicini. Dove capitava. Timido e introverso, sto cercando pian piano di aprirmi. Il mio carattere? Paura di non essere all’altezza? Già raccontarmi è quasi incredibile, passi enormi. Prima in mezzo a tante persone mi sentivo in imbarazzo. Nello spogliatoio per esempio, non in campo. Neppure la presenza di un campione mi intimidisce”. Gazzi sapeva fin da bambino cosa avrebbe fatto da grande e, inoltre, ha parlato dei suoi punti di riferimento calcistici e affettivi:  “Mio padre Francesco faceva l’allenatore dopo aver giocato come dilettante, da esterno. E’ stato anche il mio mister tra pulcini ed esordienti, alla Plavis, la squadra di Santa Giustina. Tifoso interista, io invece milanista ma col passare degli anni la passione è scemata. Da ragazzino stravedevo per Van Basten, poi sono passato a Zidane. Nessun confronto possibile, sono stato solo modello di me stesso. Francesco è stato un padre molto rigido, mi ha insegnato che nella vita ci vogliono dedizione e sacrificio per raggiungere risultati e obiettivi. Dolores, mia madre, altra figura importantissima, lei voleva che guardassi dentro di me per riflettere. Mio padre pratico, lei cerebrale. Fantasia? Non credo di esprimerne molta in partita; sogni, emozioni invece tanti, soprattutto se torno bambino. A sei, sette anni volevo diventare un grande calciatore, papà e mamma mi spiegavano quanto fosse complicato e avevo deciso di mollare tutto. Poi ho fatto di testa mia”.