Il Palermo vince, ma fuori dal Barbera è il caos: in questo modo le trasferte libere saranno un lontano ricordo
l 5-0 del Palermo contro la Carrarese è certamente un risultato importante, visto il momento che attraversa la squadra guidata da Inzaghi. Un sabato sereno, l'ultimo del mese di novembre, che coincide anche con il clou del "Black Friday". La gente è per strada, famiglie in giro per fare acquisti e magari poi andare allo stadio per trascorrere una serata rosanero. Sembra esserci tutto perché possa essere un sabato sera sereno all'insegna dello sport.
Eppure, come già accaduto in passato, qualcosa è andato storto. Momenti di tensione fuori dallo stadio Renzo Barbera, prima dell'inizio della partita. A seminare il panico per strada gli scontri tra diverse fazioni del tifo organizzato rosanero. Poco dopo le 18.30, nei pressi dell'area food dell'impianto di viale del Fante, momenti di paura e tensione tra la gente che stazionava nel piazzale per godersi il pre-gara. Il lancio di una bomba carta ha fatto scattare il caos, attimi di panico e parapiglia, che sono poi scaturiti in un improvviso lancio di bottiglie. Sul posto è intervenuta la polizia in tenuta antisommossa, che ha sedato la rissa. Pochi instanti, forse meno di 15 minuti, che hanno scatenato il fuggi fuggi generale di famiglie intere con bambini al seguito che si trovavano a mangiare un panino nell'area dedicata prima di accedere allo stadio.

Un momento di convivialità, di gioia, non può e non deve trasformarsi in tensione. Gli stadi vanno riempiti. Ce lo diciamo spesso, pur sapendo che in Italia è già difficile in condizioni normali, considerando anche che gli impianti non offrono i comfort che invece ormai da anni si trovano in giro negli stadi europei. Ma se si verificano gravi fatti come quelli avvenuti sabato a due passi dal “Barbera”, allora riavvicinare le famiglie al calcio dal vivo diventa una vera impresa.
Lo sport è uno spettacolo che va vissuto con intensità e passione, e non deve essere inquinato da uno sparuto numero di facinorosi che nulla hanno a che vedere con il contesto calcistico.
Non ci si meravigli, allora, se a causa di pur poche "mele marce" una intera tifoseria è poi costretta a restare a casa anziché seguire la squadra in trasferta. A Palermo si dice "chianci ù giustu p'ù piccaturi": a causa di chi sbaglia, a pagarla è colui che non ha fatto nulla di male.
Ci interroghiamo con cadenza settimanale sulle motivazioni che spingono le autorità competenti a vietare le trasferte in giro per l'Italia. Una domanda che spesso è rimbalzata, ma che trova una chiara risposta anche nei fatti accaduti sabato.